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- Il 2 marzo 2006, a Casalbaroncolo, in provincia di Parma, due uomini con il volto coperto fanno irruzione nella casa dei coniugi Onofri. All'ora di cena, nell'abitazione si trovano Paolo Onofri, la moglie e i loro due figli. Dopo aver immobilizzato i genitori, i rapitori prendono il piccolo Tommaso, che non ha ancora due anni, e fuggono. Dalla casa non viene portato via nient'altro: il vero obiettivo sembra essere proprio il bambino. Gli Onofri non sono una famiglia particolarmente benestante e, soprattutto, non arriva alcuna richiesta di riscatto. Perché Tommaso è stato rapito? E da chi? Mentre gli investigatori ricostruiscono la vita e le relazioni della famiglia, un'intercettazione indirizza l'attenzione su un gruppo di muratori che aveva eseguito i lavori di ristrutturazione della loro abitazione.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices - In tribunale il nodo è uno solo: quando finisce la legittima difesa? Per i giudici, nel momento in cui i rapinatori escono dalla gioielleria e tentano la fuga, il pericolo non è più attuale. Viene quindi meno uno dei requisiti essenziali della legittima difesa. La difesa di Mario Roggero sostiene che il gioielliere temesse per la moglie, ma questa ricostruzione viene smentita, secondo le sentenze, dalle immagini di videosorveglianza. I giudici ritengono invece che Roggero abbia volontariamente aperto il fuoco contro i rapinatori in fuga. La condanna definitiva è a 14 anni e nove mesi di reclusione. Ma il caso non si chiude qui: il dibattito si sposta sulla richiesta di grazia avanzata da parte della politica e sulla questione dei risarcimenti dovuti ai familiari dei due rapinatori uccisi e al terzo rimasto gravemente ferito.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices - Il 28 aprile 2021, a Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, tre rapinatori fanno irruzione nella gioielleria di Mario Roggero. Dopo essersi impossessati della refurtiva, escono dal negozio e tentano la fuga. A quel punto Roggero li insegue impugnando una pistola che custodiva all'interno dell'attività. Mentre i tre stanno per salire in auto, apre il fuoco. Due rapinatori vengono uccisi, il terzo rimane gravemente ferito. L'intera sequenza viene ripresa dalle telecamere di videosorveglianza. Da quel momento, il procedimento penale e il dibattito pubblico si concentrano su un'unica domanda: Mario Roggero ha agito per legittima difesa oppure, una volta cessato il pericolo, è penalmente responsabile di un duplice omicidio volontario e del tentato omicidio del terzo rapinatore?
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices - Dopo la condanna di Giancarlo Lotti e Mario Vanni, gli inquirenti concentrano le indagini sul possibile movente dei delitti. Le procure di Perugia e Firenze approfondiscono la pista di un presunto circolo altolocato che avrebbe commissionato gli omicidi del Mostro ai cosiddetti Compagni di Merende. Tra gli indagati compaiono anche un giovane medico e un farmacista. Ma queste inchieste si concludono senza condanne: vengono archiviate o si chiudono con assoluzioni.
Negli anni successivi, altri possibili "mostri" finiscono al centro dell'attenzione mediatica, alimentando nuovi sospetti e nuove ipotesi.
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices - Alla fine degli anni Ottanta gli inquirenti concentrano i loro sospetti su un contadino di Mercatale Val di Pesa: Pietro Pacciani. Diventa lui il nuovo presunto Mostro di Firenze. Processato, viene condannato in primo grado, ma assolto in appello. Nel frattempo, un testimone oculare racconta agli investigatori di aver visto Pacciani e il suo amico Mario Vanni uccidere le ultime due vittime del Mostro. Così, mentre Pacciani muore prima della conclusione definitiva della sua vicenda giudiziaria, si apre il processo ai cosiddetti "compagni di merende".
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Sobre Dentro il caso
Ogni settimana raccontiamo la cronaca nera italiana: i fatti che hanno segnato il nostro Paese, le storie che continuano a far discutere e le domande che restano sospese anche quando i riflettori si spengono.
Lo facciamo con un obiettivo chiaro: provare a capire cosa è successo davvero e come funziona — o non funziona — la giustizia italiana. Analizziamo i casi, ricostruiamo le indagini, ripercorriamo i processi. Entriamo nelle scelte degli inquirenti, nelle ipotesi rimaste sul tavolo, nelle verità che ancora oggi fanno discutere. Ci chiediamo cosa si sarebbe potuto fare meglio e cosa si può ancora cambiare, senza inseguire risposte facili o verità assolute.
In questo podcast troverete solo i fatti, spiegati con chiarezza.
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