Un giovane ebreo italiano viene arrestato nel 1943 e deportato ad Auschwitz, dove scopre che il campo non è solo un luogo di lavoro forzato ma una macchina costruita per annientare l’uomo prima ancora che il corpo. Ridotto a numero, immerso in fame, freddo e violenza quotidiana, impara le regole crudeli della sopravvivenza tra gerarchie, selezioni e lavori massacranti. In mezzo alla degradazione emergono però frammenti di solidarietà, memoria e dignità che impediscono la completa distruzione dell’identità. Quando l’esercito sovietico libera il campo, restano pochi sopravvissuti, segnati per sempre dall’esperienza ma ancora capaci di testimoniare.
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