Pular para o conteúdo

Indagini

Il Post
Indagini
Último episódio

127 episódios

  • Indagini

    Mar Tirreno meridionale, 27 giugno 1980

    10/08/2026 | 9min
    La sera del 27 giugno 1980 all’aeroporto di Palermo si aspetta un aereo proveniente da Bologna. I parenti sono in attesa, l’aereo dovrebbe atterrare poco dopo le 21. Ma non arriva. I primi resti dell’aereo saranno trovati in mare la mattina dopo. I primi corpi, qualche giorno dopo. A bordo c’erano 81 persone. Nessuno è sopravvissuto.

    Per la strage di Ustica non si è mai arrivati a una verità giudiziaria, ma c’è una verità storica ormai accertata: la caduta dell’aereo – un DC-9 della compagnia aerea Itavia – non fu causata dal cedimento strutturale, come si disse inizialmente, né da un errore del pilota. Nei cieli italiani quella sera ci fu un’intensa attività di aerei militari non italiani: uno scenario di guerra, forse una vera battaglia aerea. E le 81 persone che erano a bordo del DC-9 ne furono vittime collaterali.

    La caduta di quell’aereo segnò l’inizio di una storia lunga, complessa, piena di segreti, cose non dette, non ricordo, menzogne: un “muro di gomma” da parte dei vertici dell’aeronautica militare italiana. In quella vicenda ebbero un ruolo le tensioni e le potenze della guerra fredda, le basi militari americane e le esercitazioni sopra il Mediterraneo, la Libia governata da Muammar Gheddafi, i servizi segreti italiani e gli interessi commerciali di diversi Stati.
    Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
  • Indagini

    Policoro (Matera) - 23 marzo 1988 - Prima parte

    01/08/2026 | 55min
    Marirosa Andreotta e Luca Orioli, due ragazzi poco più che ventenni, furono trovati morti nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1988. Erano a casa di Marirosa, a Policoro, in provincia di Matera. Fu la madre di lei a trovarli. Erano in bagno, lei nella vasca, lui sul pavimento, entrambi nudi.

    La morte fu attribuita a elettrocuzione, cioè una scossa elettrica partita da un termoventilatore. Morte accidentale, scrissero i carabinieri. Non ci fu autopsia e l’esame sui corpi fu superficiale e frettoloso, praticamente non fu fatto.

    Emerse da subito una stranezza: il termoventilatore, quando furono trovati i corpi, era ancora in funzione, non c’era stato nessun blackout.

    Fu fatta, dopo la richiesta della famiglia, una nuova perizia che attribuì la causa della morte a una presa a muro con fili scoperti ma si scoprì poi che i risultati di quella perizia erano stati falsificati da chi l’aveva eseguita.

    Da allora, si scoprirono altre cose strane: i corpi erano stati probabilmente spostati, la ragazza aveva una ferita lacero-contusa alla nuca che i carabinieri non avevano menzionato nel verbale mentre un testicolo del ragazzo era visibilmente ingrossato. Sei anni dopo si scoprì che le fotografie allegate al fascicolo presentavano immagini della scena molto diverse da quelle ricordate dai testimoni che per primi erano arrivati a casa degli Andreotta.

    I dubbi e la scoperta di incongruenze continuarono negli anni. I corpi vennero riesumati due volte e due autopsie diedero risultati molto differenti. La conclusione della prima fu che i due ragazzi erano stati probabilmente colpiti e annegati; la seconda tornò sulla morte accidentale, questa volta per avvelenamento da monossido di carbonio. L’indagine sulla morte dei due ragazzi entrò poi in una grande inchiesta, denominata Toghe lucane, condotta dall’allora sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. L’ipotesi fatta dal magistrato fu che Marirosa Andreotta e Luca Orioli avessero visto o scoperto qualcosa che non dovevano sapere.

    Ci sono stati nel tempo vari tentativi di riapertura delle indagini che si sono conclusi però sempre con archiviazioni.

    La vicenda dei due ragazzi di Policoro è una storia strana, piena di dubbi e domande senza risposte, ipotesi e sospetti. È una storia lunga 38 anni e che continua ancora oggi.
    Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
  • Indagini

    Policoro (Matera) - 23 marzo 1988 - Seconda parte

    01/08/2026 | 52min
    Marirosa Andreotta e Luca Orioli, due ragazzi poco più che ventenni, furono trovati morti nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1988. Erano a casa di Marirosa, a Policoro, in provincia di Matera. Fu la madre di lei a trovarli. Erano in bagno, lei nella vasca, lui sul pavimento, entrambi nudi.

    La morte fu attribuita a elettrocuzione, cioè una scossa elettrica partita da un termoventilatore. Morte accidentale, scrissero i carabinieri. Non ci fu autopsia e l’esame sui corpi fu superficiale e frettoloso, praticamente non fu fatto.

    Emerse da subito una stranezza: il termoventilatore, quando furono trovati i corpi, era ancora in funzione, non c’era stato nessun blackout.

    Fu fatta, dopo la richiesta della famiglia, una nuova perizia che attribuì la causa della morte a una presa a muro con fili scoperti ma si scoprì poi che i risultati di quella perizia erano stati falsificati da chi l’aveva eseguita.

    Da allora, si scoprirono altre cose strane: i corpi erano stati probabilmente spostati, la ragazza aveva una ferita lacero-contusa alla nuca che i carabinieri non avevano menzionato nel verbale mentre un testicolo del ragazzo era visibilmente ingrossato. Sei anni dopo si scoprì che le fotografie allegate al fascicolo presentavano immagini della scena molto diverse da quelle ricordate dai testimoni che per primi erano arrivati a casa degli Andreotta.

    I dubbi e la scoperta di incongruenze continuarono negli anni. I corpi vennero riesumati due volte e due autopsie diedero risultati molto differenti. La conclusione della prima fu che i due ragazzi erano stati probabilmente colpiti e annegati; la seconda tornò sulla morte accidentale, questa volta per avvelenamento da monossido di carbonio. L’indagine sulla morte dei due ragazzi entrò poi in una grande inchiesta, denominata Toghe lucane, condotta dall’allora sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. L’ipotesi fatta dal magistrato fu che Marirosa Andreotta e Luca Orioli avessero visto o scoperto qualcosa che non dovevano sapere.

    Ci sono stati nel tempo vari tentativi di riapertura delle indagini che si sono conclusi però sempre con archiviazioni.

    La vicenda dei due ragazzi di Policoro è una storia strana, piena di dubbi e domande senza risposte, ipotesi e sospetti. È una storia lunga 38 anni e che continua ancora oggi.
    Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
  • Indagini

    Roma – 4 marzo 2016 – Prima parte

    01/07/2026 | 58min
    Il 4 marzo 2016 a Roma, in via Igino Giordani, un ragazzo di 23 anni, Luca Varani, fu assassinato da due persone più grandi di qualche anno: Manuel Foffo e Marco Prato.

    Non fu solo un omicidio: Luca Varani fu torturato, colpito più di 100 volte con un martello e due coltelli. Ci fu, da parte degli assassini, ferocia e crudeltà verso una persona che non conoscevano, nel caso di Foffo, o conoscevano solo superficialmente, nel caso di Prato. Dissero che l’avevano fatto per capire che cosa si prova a fare del male a qualcuno. Appena due giorni dopo il delitto, nella puntata di una trasmissione televisiva, furono resi noti i verbali d’interrogatorio di uno dei due arrestati quando l’altro doveva essere ancora interrogato. E questo rappresentò un evidente danno per l’indagine.

    Di quel delitto si discusse a lungo, alla ricerca di spiegazioni. Fu quasi rassicurante pensare che i due avessero agito sotto l’effetto di grandi quantità di cocaina e alcol. Ma i giudici del processo esclusero, in base alle perizie, l’incapacità di intendere e di volere. Luca Varani fu raccontato secondo stereotipi e luoghi comuni e così i suoi assassini con rappresentazioni che mischiarono tutto, rendendo quasi indistinguibili le azioni di vittima e assassini.

    A distanza di tempo è possibile riordinare i fatti tentando di andare all’origine di quel delitto, analizzando anche come la giustizia affrontò una storia così violenta e apparentemente senza motivazioni. Se è vero che fu un caso senza un movente materiale e concreto, è anche vero che un movente c’è sempre e in questo caso, come in altri, risiede nella psicologia di chi commise il delitto.
    Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
  • Indagini

    Roma – 4 marzo 2016 – Seconda parte

    01/07/2026 | 53min
    Il 4 marzo 2016 a Roma, in via Igino Giordani, un ragazzo di 23 anni, Luca Varani, fu assassinato da due persone più grandi di qualche anno: Manuel Foffo e Marco Prato.

    Non fu solo un omicidio: Luca Varani fu torturato, colpito più di 100 volte con un martello e due coltelli. Ci fu, da parte degli assassini, ferocia e crudeltà verso una persona che non conoscevano, nel caso di Foffo, o conoscevano solo superficialmente, nel caso di Prato. Dissero che l’avevano fatto per capire che cosa si prova a fare del male a qualcuno. Appena due giorni dopo il delitto, nella puntata di una trasmissione televisiva, furono resi noti i verbali d’interrogatorio di uno dei due arrestati quando l’altro doveva essere ancora interrogato. E questo rappresentò un evidente danno per l’indagine.

    Di quel delitto si discusse a lungo, alla ricerca di spiegazioni. Fu quasi rassicurante pensare che i due avessero agito sotto l’effetto di grandi quantità di cocaina e alcol. Ma i giudici del processo esclusero, in base alle perizie, l’incapacità di intendere e di volere. Luca Varani fu raccontato secondo stereotipi e luoghi comuni e così i suoi assassini con rappresentazioni che mischiarono tutto, rendendo quasi indistinguibili le azioni di vittima e assassini.

    A distanza di tempo è possibile riordinare i fatti tentando di andare all’origine di quel delitto, analizzando anche come la giustizia affrontò una storia così violenta e apparentemente senza motivazioni. Se è vero che fu un caso senza un movente materiale e concreto, è anche vero che un movente c’è sempre e in questo caso, come in altri, risiede nella psicologia di chi commise il delitto.
    Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Mais podcasts de Crimes verdadeiros
Sobre Indagini
Tutto quello che è successo dopo alcuni dei più noti casi di cronaca nera italiana. Una storia ogni mese, il primo del mese. Un podcast del Post, scritto e raccontato da Stefano Nazzi.
Site de podcast

Ouça Indagini, Vamos aos Fatos e muitos outros podcasts de todo o mundo com o aplicativo o radio.net

Obtenha o aplicativo gratuito radio.net

  • Guardar rádios e podcasts favoritos
  • Transmissão via Wi-Fi ou Bluetooth
  • Carplay & Android Audo compatìvel
  • E ainda mais funções
Indagini: Podcast do grupo
  • Podcast Globo
    Globo
    Comentários de notícias, Notícias
  • Podcast Ci vuole una scienza
    Ci vuole una scienza
    Ciência
Aplicações
Social
v8.13.0 | © 2007-2026 radio.de GmbH
Generated: 8/10/2026 - 2:58:32 PM