ll Vaticano ha chiuso il caso Estermann in una notte. Ma ci sono due autopsie indipendenti che dicono che il proiettile che ha ucciso Cédric Tornay non era compatibile con la sua pistola di ordinanza. C'è una lettera d'addio con un cognome sbagliato e un conteggio dei giorni errato. C'è una scena del crimine ripulita prima dei rilievi e una famiglia a cui è stato chiesto di cremare il corpo prima che qualcuno potesse fare domande.
Nella seconda puntata entriamo nelle anomalie concrete del caso — balistiche, grafologiche, procedurali — e nelle ipotesi alternative che nel corso degli anni hanno provato a colmare il vuoto lasciato dall'indagine vaticana. Un quarto uomo, una spia della Stasi, una congiura interna. Nessuna regge completamente. E non è un caso: quando una scena del crimine viene distrutta prima ancora che inizi l'indagine, la verità non si trova più. Non perché non esista — ma perché qualcuno si è assicurato che non potesse essere cercata.
Trent'anni dopo, Muguette Baudat aspetta ancora.
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