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Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali

Matteo, Raffaele and the Easy Italian team
Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali
Último episódio

240 episódios

  • Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali

    239: Si torna a scuola, e arriva l'onomastico

    19/09/2026 | 25min
    In questa puntata: il rientro a scuola, tre mesi di vacanze estive, l'onomastico e San Gennaro, l'odore della cartoleria, il Sentiero Italia e il CAI, due multe tra aeroporto e Lido di Venezia, esimersi, le note dolenti.

    Trascrizione interattiva e Vocab Helper

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    Note dell'episodio

    L'aria è cambiata, finalmente anche al sud, e in Italia questo vuol dire una cosa sola: si torna a scuola. Ma non tutti nello stesso giorno — se state programmando un viaggio a settembre, Raffaele vi spiega perché al nord i ragazzini sono già in classe e al sud no. Per Matteo il rientro portava sempre un'altra festa: il suo onomastico. Cos'è, e perché a Napoli quando è San Gennaro festeggia mezza città? Poi c'è la cartoleria, i quaderni nuovi, quell'odore lì: quello, dice Raffaele, non è cambiato per niente.

    Da una montagna detta per scherzo si arriva a tutte le montagne italiane. Luca Terenziani, escursionista veneto, ha completato il Sentiero Italia: le Alpi, gli Appennini, la Sicilia e la Sardegna, e mai un'auto, mai un autobus, mai una bicicletta. Prima di lui ci erano riuscite soltanto sei persone, e quando Matteo chiede da che anno, in studio cala un certo silenzio. La cosa più bella però non è il numero: è il motivo per cui ha cominciato a camminare.

    E poi le note dolenti, perché non possono essere tutti angioletti. Due turisti che perdono l'aereo e decidono di non arrendersi — l'idea gli costerà duemila euro a testa. E un ragazzo in scooter al Lido di Venezia che evita un pedone all'ultimo momento e si ritrova con la multa in mano. Perché? La risposta è una frase scritta in un italiano che sembra arrivare da un altro secolo — e nell'aftershow si parla proprio di quella. E voi, come si torna a scuola nel vostro paese?

    Parole della settimana

    Cosa vuol dire esimersi? Tirarsi indietro, evitare di fare una cosa che in qualche modo tocca fare. Nella puntata Matteo dice non possiamo esimerci dal parlare del tempo — cioè: lo sappiamo, ne parliamo sempre, ma oggi proprio non si può evitare. Si usa quasi sempre così, in negativo, e quasi sempre con un po' di ironia. To get out of something, to avoid doing it.

    Cosa sono le note dolenti? Il momento in cui si passa alla parte spiacevole del discorso. Si dice e qui vengono le note dolenti quando si arriva alle cose che non vanno: i problemi, i conti, le brutte notizie. Raffaele le annuncia così prima di raccontarvi le due multe. The sore point — now for the bad news.

    Chi siamo

    Easy Italian Podcast è il podcast di Matteo e Raffaele per chi impara l'italiano: conversazioni vere, in italiano naturale, su vita quotidiana, storie e curiosità dall'Italia. Una puntata a settimana, livello intermedio: B1 con la trascrizione, B2 senza. Con l'abbonamento: trascrizione interattiva, Vocab Helper e traduzione. easyitalian.fm

    Trascrizione

    Matteo: [0:23] Buongiorno

    Raffaele: [0:25] Buongiorno, Matteo, la senti quest'aria?

    Matteo: [0:30] Che aria è?

    Raffaele: [0:32] È un'aria frizzantina, freschetta.

    Matteo: [0:35] Oh, finalmente! Non possiamo esimerci... questo va subito nel vocabolario delle show notes... non possiamo esimerci dal parlare del tempo, perché finalmente anche al sud Italia fa fresco.

    ...

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  • Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali

    238: Le otto monete italiane, e perché 4,99 fa 5 euro

    12/09/2026 | 26min
    In questa puntata: la fine del caldo e i riti scaramantici, la caponata siciliana e la salsa agrodolce, l'olio da smaltire, le otto monete in euro italiane, Castel del Monte, la Mole Antonelliana, il Colosseo, Botticelli, Boccioni, Marco Aurelio, l'Uomo Vitruviano e Dante.

    Trascrizione interattiva e Vocab Helper

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    Parole della settimana

    Cosa vuol dire smaltire? Liberarsi di qualcosa a poco a poco, finché non ne resta più. Nella puntata succede due volte e in due sensi diversi: smaltire l'olio della frittura vuol dire portarlo dove va portato, all'isola ecologica; smaltire la caponata vuol dire finirla, piatto dopo piatto, con gli amici rimasti a cena. To dispose of — and also, to get through the leftovers.

    Cosa sono i riti scaramantici? I piccoli gesti che si fanno per allontanare la sfortuna: toccare ferro, incrociare le dita, buttare il sale. Chi ci tiene è scaramantico — e Raffaele, nei primi trenta secondi, li fa praticamente tutti insieme. Lucky rituals, superstitious gestures.

    Chi siamo

    Easy Italian Podcast è il podcast di Matteo e Raffaele per chi impara l'italiano: conversazioni vere, in italiano naturale, su vita quotidiana, storie e curiosità dall'Italia. Una puntata a settimana, livello intermedio: B1 con la trascrizione, B2 senza. Con l'abbonamento: trascrizione interattiva, Vocab Helper e traduzione. https://www.easyitalian.fm/membership

    Note dell'episodio

    Il caldo sta finendo e Raffaele non vuole dirlo troppo forte: tocca ferro, incrocia le dita, butta il sale. Matteo il caldo lo affronta a tavola, con una caponata cucinata su Zoom insieme agli studenti della scuola. Le melanzane però non le ha fritte, e il motivo vero non è la salute: è l'olio che resta dopo. Raffaele ne approfitta per dire una cosa piuttosto seria su che fine fa, quell'olio, nelle case italiane. Poi c'è la salsa agrodolce, che secondo Matteo assomiglia moltissimo a una cosa che avete tutti in frigo — e lui stesso si ferma a metà frase per spiegare fino a che punto. Quante caponate esistono in Sicilia? Molte più di quante ne immaginiate, e ognuna ha i suoi puristi.

    Poi Raffaele chiede quanto costa il pranzo, Matteo chiede quanto ha in tasca, e la puntata cambia mestiere. Le banconote in euro sono uguali in tutta Europa; le monete no, e l'Italia ha deciso di complicarsi la vita con otto monete e otto immagini diverse. Un castello ottagonale, la Mole Antonelliana che è nata sinagoga e ha fatto a gara con la Tour Eiffel, il Colosseo — e su quello Matteo dice una frase che gli costa l'accusa di eresia. Poi Botticelli, Boccioni, un imperatore a cavallo, e Dante dipinto da Raffaello.

    Due monete però mancano all'appello, e la loro assenza spiega una cosa che vi sarà capitata mille volte alla cassa. Nell'aftershow si parla delle monete commemorative da 2 euro, quelle che quasi nessuno trova nel resto. E voi, l'avete mai guardata bene una moneta che avete in tasca?

    Trascrizione

    Raffaele: [0:23] Arriva, arriva, Matteo!

    Matteo: [0:25] Buongiorno, buongiorno, come state?

    Raffaele: [0:29] Buongiorno a te, buongiorno a tutti i nostri ascoltatori. Sta arrivando.

    Matteo: [0:35] Sta arrivando?

    Raffaele: [0:36] Forse.

    Matteo: [0:37] Dici che arriva questa bella ondata di freddo, per favore?

    Raffaele: [0:46] Ondata di freddo, adesso non esagererei.

    Matteo: [0:48] No, va bene.

    ...

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  • Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali

    237: Il furto di Ferragosto al museo di Messina

    05/09/2026 | 26min
    Due tavole restano appoggiate a un muro sul lungomare, e a riconoscerle sono i fari di una macchina e Google Lens. In chiusura, una lettera del dicembre 1940 caduta da un libro comprato vent'anni fa, e la storia di un'espressione che una volta non voleva dire essere intelligenti, ma essere ricchi.

    Trascrizione interattiva e Vocab Helper

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    Parole della settimana

    la talpa — L'animale che vive sottoterra, ma anche — ed è questo il senso della puntata — la persona che lavora dentro un posto e in segreto aiuta chi lo deruba. Matteo lo spiega così: "qualcuno all'interno del museo che ha collaborato con chi ha preso le tavole. Si dice la talpa perché la talpa di solito è sottoterra, all'interno, si introduce, è già lì". E Raffaele completa: può scavare, quindi "può entrare e uscire indisturbato". A Messina la polizia pensa che uno dei custodi possa esserlo: lo pensa, non lo ha dimostrato.

    English: a mole — the animal, and the insider who secretly helps those robbing the place where they work

    avere sale in zucca — Oggi vuol dire essere intelligenti, avere "materia grigia", il contrario di avere la testa vuota. Ma l'espressione è più vecchia dell'italiano e si fa risalire all'antica Roma, dove voleva dire una cosa diversa: essere ricchi. Il sale serviva a conservare il cibo quando i frigoriferi non esistevano, era prezioso, e spesso si veniva pagati proprio in sale — da lì viene la parola salario. E la zucca? Le zucche si svuotavano e si usavano come contenitori, spesso per il sale: averne una piena voleva dire avere un piccolo tesoro in casa. Solo dopo la zucca è diventata la testa, per via della forma — come negli spaventapasseri.

    English: to have salt in your gourd — to be smart; originally, in ancient Rome, to be rich

    Note dell'episodio

    Comincia con un proverbio sbagliato — "Tutto bene?" "Quel che finisce bene" — e Raffaele fa notare che non finisce proprio niente: settembre sta cominciando. Poi arriva la frase che tiene insieme la puntata: è stata un'estate calda anche per l'arte in Italia. Le buone notizie vengono spese subito. I tre quadri rubati mesi fa in un museo in provincia di Parma — un Cézanne, un Renoir e un Matisse — sono stati ritrovati in una casa della stessa regione, e cinque persone sono state arrestate. Succede quasi sempre così, spiega Raffaele, e la ragione è semplice: quando i giornali hanno fatto il nome di un quadro famoso, quel quadro non lo compra più nessuno, "a meno che il furto non sia commissionato da un collezionista senza scrupoli". Tutto bene quel che finisce bene, stavolta davvero. La seconda buona notizia è un acquisto: a inizio 2026 il Ministero della Cultura ha intercettato una tavoletta di Antonello da Messina — un Ecce Homo dipinto sui due lati, con un San Girolamo sul retro, "la dimensione di un quaderno" — mentre stava andando all'asta da Sotheby's a New York, e ha fermato tutto offrendo quindici milioni di dollari. Sarà esposta al museo dell'Aquila, che se non sbaglia è Capitale della Cultura per il 2026. E qui, dice Raffaele, finiscono le notizie positive.

    Prima però c'è l'unica lezione della puntata, tenuta corta apposta: perché Antonello è importante. Perché è l'anello di congiunzione tra il Rinascimento italiano e quello fiammingo — le Fiandre, il Belgio di oggi, più o meno — dove si dipingeva a olio e non a tempera. Matteo chiede un nome da attaccare alla scuola, perché una scuola si ricorda meglio se ha una faccia, e Raffaele gli dà Rubens. Antonello quella tecnica la impara a Napoli dai pittori fiamminghi e poi la porta a Venezia, e per questo il Rinascimento veneziano non somiglia a nessun altro in Italia.

    Poi la puntata gira. Nella notte di Ferragosto, mentre tutti sono in spiaggia con i falò e le chitarre, dal museo regionale di Messina, sul lungomare, sparisce il Polittico di San Gregorio: cinque tavole unite, più un'altra piccola tavoletta tirata fuori da una teca rotta. A scoprirlo è una famiglia che torna alla macchina verso le nove e mezza, accende i fari e vede due pezzi di legno appoggiati a un muretto. Scendono, guardano, provano con Google Lens, e telefonano al museo: scusate, abbiamo trovato due dipinti di Antonello da Messina, per caso sono i vostri? Dentro al museo cadono dal pero. Le domande che Raffaele si fa non riguardano il mercato dell'arte: perché lasciare indietro due tavole, e proprio due delle più grandi, dopo un furto studiato abbastanza bene da sapere in che ordine si smonta un polittico? E l'allarme? Pare che sia scattato e che i custodi lo abbiano interpretato come un falso allarme, spegnendolo quasi subito. I custodi sono tutti sospesi in attesa di essere trasferiti in musei meno importanti, e uno di loro non ha convinto la polizia, che ha dei dubbi e pensa possa essere la talpa. Il danno però non è soprattutto economico: erano le uniche opere di Antonello rimaste a Messina, il simbolo del museo e un po' di tutta la città.

    L'ultima storia non ha nessun ladro dentro. Una professoressa aveva comprato vent'anni fa, in un mercatino in provincia di Livorno, un'Opera Omnia di Orazio — di quei libri, dice Raffaele, che si comprano per tenerli, non per leggerli dalla prima all'ultima pagina — e quest'estate, non si sa perché, l'ha sfogliata. È caduta fuori una lettera: "Sabato 28 dicembre 1940, ore 6 pomeridiane". La scrive Carla, che sta in collegio, all'amica Andreina, e le racconta le sue giornate: "Lo sai che vita che si fa stando in gabbia", con gabbia sottolineata. Non è in carcere, è in collegio — che allora voleva dire andare a vivere dentro la scuola, anche da ragazzini. La cosa che colpisce è che niente, in quella lettera, sembra lontano: fogli di quaderno a righe, una calligrafia chiarissima, "potremmo averla scritta io e te qualche giorno fa". Solo che sono passati ottantacinque anni e l'Italia stava per entrare nella Seconda Guerra Mondiale. Nella lettera ci sono altri nomi — Laura, Teresina, Pia — e dei luoghi: Milano e Seregno. La professoressa ha pubblicato tutto sui social chiedendo aiuto a chi possa avere un collegamento; Raffaele la vede complicata, perché Carla oggi avrebbe più di cent'anni. Da lì i due si perdono in un discorso bellissimo su chi è stata l'ultima generazione a scrivere lettere, e sulle cartoline che nessuno spedisce più: a Raffaele l'ha chiesto una turista, dove si imbuca una cartolina per l'estero, e non ha saputo rispondere. Si chiude con il sale, le zucche e il salario — e con la domanda migliore della puntata, che è di Matteo: ma questi modi di dire, poi, li usa davvero qualcuno? Quasi mai parlando, risponde Raffaele; spesso scrivendo. Ed è proprio per questo che vale la pena regalarli, come piccole chicche, a chi ha voglia di prenderli.

    Trascrizione

    Raffaele: [0:23] Buongiorno, Matteo.

    Matteo: [0:25] Buongiorno, come va?

    Raffaele: [0:27] Tutto bene.

    Matteo: [0:28] Quel che finisce bene, no, non è vero, non c'entra niente.

    Raffaele: [0:33] Tutto bene quel che finisce bene. No, in realtà inizia, inizia, è iniziato il mese di settembre, no?

    ...

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    236: La piena: il contrario della siccità

    29/08/2026 | 24min
    ...a Campagna, in provincia di Salerno, il fiume viene deviato apposta dentro le strade del paese, e la domenica alle tre in punto tutti si tirano addosso secchi d'acqua. In mezzo, dieci ore di macchina, un ghiacciaio visto con 23 gradi e un'isola in vendita nella laguna di Venezia.

    Trascrizione interattiva e Vocab Helper

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    Parole della settimana

    la piena — Quando in un fiume c'è così tanta acqua che esce dal suo corso e allaga quello che c'è intorno. È, come dice Raffaele, "esattamente l'opposto della siccità", cioè della mancanza d'acqua. A Campagna la piena non arriva da sola: la preparano, deviando il fiume dentro le strade del centro. In napoletano si dice 'a chiena.

    English: a flood; the swelling of a river until it overflows (the exact opposite of a drought)

    il gavettone — L'acqua contenuta in un secchio lanciata addosso a qualcuno per gioco, di solito d'estate e di solito per rinfrescarsi. A Campagna si chiama anche secchiata, e Raffaele aggiunge la precisazione più importante: "la secchiata non vuol dire che lanci il secchio... solo l'acqua". Il secchio no: quello è pericoloso.

    English: a bucketful of water thrown over someone for fun (and please throw the water, not the bucket)

    Note dell'episodio

    È la prima puntata con Matteo di nuovo a Milano dopo tre mesi di lavoro da remoto in Inghilterra, e comincia dove finiscono tutte le puntate degli ultimi tre mesi: dal caldo. Raffaele legge le previsioni di Napoli — dovrebbe scendere sui 30-31 gradi — e ci mette la firma; Matteo fa notare che è proprio quella la frase che non va bene, "solo dire 'scendere a 31' vuol dire che c'è qualcosa che non va". Poi arriva il racconto dall'Inghilterra, ed è un racconto di siccità — cioè, come la spiega lui, "mancanza d'acqua inaspettata": parco dopo parco, "non ce n'era uno verde", i campi da golf lasciati seccare — giustamente, dice Matteo, perché in emergenza l'acqua serve prima per cose più importanti — e, se proprio vogliamo esagerare, un giorno e mezzo di pioggia in tre mesi. Raffaele confessa di non aver creduto alle prime foto di una Londra tutta marrone: "questa è intelligenza artificiale". Ci ha creduto alla quinta, alla sesta, alla settima, quando le mandavano persone che conosce. L'unica pioggia dell'estate è caduta durante il Tramlines, il festival di Sheffield, e sono rimasti tutti fuori a chiacchierare felici sotto l'acqua.

    Il viaggio di ritorno è stato lungo e voluto così. Una notte a Troyes, nella zona della Champagne fra Parigi e Digione — non lontano da Reims — dove il centro storico è tutto medievale, di legno e mattoni, e le case si sono appoggiate una all'altra negli anni "perché ovviamente il legno piano piano si muove, non è come la pietra". Poi dieci ore fino a Milano, una sosta ogni due ore per la ricarica, per sgranchire le gambe e per la schiena di Matteo, il traforo del Monte Bianco e i ghiacciai "che fortunatamente sono ancora lì", visti con 23 gradi. Aosta è passata senza fermarsi: "volevamo tornare a casa". L'altra cosa che Matteo si porta indietro è un modo nuovo di fare vacanza — non la natura ma le persone, per la prima volta tutti gli amici visti davvero, compresi quelli conosciuti con il tiro con l'arco — e Raffaele prova a inventare la parola per dirlo: "un'amicanza". Se la inventa lì, e lo dice.

    E qui Raffaele porta Matteo dove l'acqua abbonda. Non in campagna: a Campagna, ventimila abitanti alle spalle di Salerno, dove ogni fine settimana d'agosto — e a mezzanotte fra il 16 e il 17, la Chiena 'e Mezzanotte — si devia il fiume e lo si fa entrare piano piano nel centro del paese, dieci o quindici centimetri d'acqua nei vicoli, tutti con i piedi a mollo. Sembrerebbe, dice Raffaele, un'idea del Seicento, di quando c'erano le pestilenze e le strade bisognava lavarle. Oggi è una festa: la mattina il paese appende secchi di plastica colorati dappertutto, chiunque ne può prendere uno, e alle tre del pomeriggio della domenica parte il conto alla rovescia e finisce tutto in un enorme gavettone collettivo. Raffaele non c'è mai stato ma ne guarda i video ogni anno, e paragona la cosa alle grandi feste spagnole — quella dei tori e quella dei pomodori. A Matteo, dopo venti minuti passati a parlare di parchi gialli, basta la fotografia: "solo guardare la foto di uno di questi eventi mi ha rinfrescato".

    Il finale è un indovinello: un posto dove l'acqua non si può nuotare ma ci si può navigare come se fosse una strada. Venezia, naturalmente, dove l'acqua abbonda anche troppo — c'è pure l'acqua alta — e dove però sembrerebbe essere tornato Mimmo, il delfino già visto nel Canal Grande due anni fa: e i delfini, dice Raffaele, sono un indizio di acqua pulita. La notizia vera è un'altra: nella laguna c'è un'isola in vendita, l'Isola di Crevan, cinque milioni e mezzo. È di origine napoleonica, costruita artificialmente nell'Ottocento sotto Napoleone e poi ampliata, ed è appartenuta a un imprenditore veneto, Giorgio Panto, morto in un incidente in elicottero poco dopo essere ripartito da un pranzo nella villa dell'isola. Il prezzo scende: qualche anno fa erano tredici milioni, e per un periodo la si poteva affittare su Airbnb a duemila euro a notte. Matteo va subito a prelevare. Le trattative, dice Raffaele, le facciamo nell'aftershow — insieme a un altro po' di chiacchiere su questa estate 2026.

    Trascrizione

    Raffaele: [0:00] Sigla? Bentornato Matteo!

    Matteo: [0:30] Oh, grazie, Raffaele, ma potevate dirlo?

    Raffaele: [0:35] Dirlo cosa?

    Matteo: [0:36] E che è ancora in una situazione di non... che è sto caldo?

    Raffaele: [0:45] Bentornato, veramente bentornato.

    Matteo: [0:48] Ma non è tanto il caldo adesso, è che guardo le previsioni e non finisce.

    ...

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    235: Vale ogni scalinata: Cagliari dal Bastione

    22/08/2026 | 27min
    ...dove per arrivare in alto bisogna salire — scalinata dopo scalinata, con 35 gradi. In mezzo, una spiaggia con dietro le saline e i fenicotteri, un forte cominciato da Bramante e finito da Michelangelo, e le nonne che spiegano che cos'è "una città a misura d'uomo". Alla fine, un'espressione nata in orchestra: che cosa vuol dire "dare il La"?

    Trascrizione interattiva e Vocab Helper

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    Parole della settimana

    dare il La — Vuol dire cominciare qualcosa, dare il punto di partenza: "da qui comincia tutto". Viene dalla musica: prima di un concerto tutti gli strumenti si devono accordare, e per farlo serve una nota uguale per tutti. Quella nota è il La, e la dà il primo violino oppure un altro strumento come l'oboe. Nell'episodio Raffaele dice che Cagliari gli "ha dato il La" per scoprire di più sulla Sardegna, e Matteo fa finta di capire due articoli di seguito.

    English: to set something in motion, to give the starting point (literally: to give the A)

    a misura d'uomo — Si dice di una città né troppo piccola, dove mancano le cose, né troppo grande, dove c'è il caos: la giusta via di mezzo. Lo spiegano a Raffaele le nonne sulla spiaggia di Civitavecchia, che hanno il teatro, il cinema, i circoli di lettura e i monumenti, e Roma a tre quarti d'ora quando il caos lo vogliono davvero.

    English: built to a human scale; a town that is the right size to live in

    Note dell'episodio

    La sigla arriva "lenta, lenta, lenta e poi veloce, veloce, veloce" perché Matteo è a Dronfield e a lavorare su quella connessione sono in quattro: un internet "abbastanza, come dire, di una certa età", che gli ricorda i tempi di Napster — non i suoi, si capisce. Raffaele invece è in un'Italia ancora in piena ondata di calore e ha già votato per l'autunno. Poi si torna in crociera, per l'ultima volta: due tappe, due bagni, e la stessa sensazione di sempre — "hai mangiato l'antipasto, ma il resto?", con il menù davanti e tutto quello che non hai potuto ordinare.

    La prima tappa è Civitavecchia, il porto di Roma: quasi tutti scendono dalla nave e prendono il pullman per la capitale, Raffaele no. Cinquantamila abitanti, "nessuno fa un'escursione di gruppo per Civitavecchia" — e infatti la scoperta è tutta lì. Sul porto c'è il Forte Michelangelo, cominciato da Bramante e con la torre centrale disegnata e finita da Michelangelo: "non tutte le città hanno un edificio costruito da Michelangelo!". C'è il corso pedonale con una fontana del Vanvitelli, quello della Reggia di Caserta. E c'è la spiaggia del Pirgo, piccola e pulita, sotto un portico ottocentesco, dove le nonne con i nipotini raccontano la loro città. A venti minuti ci sono Cerveteri e Tarquinia con le necropoli degli Etruschi, "gli italiani prima dei romani, per intenderci". Matteo però lo dice onestamente: il 95% di chi passa da Civitavecchia queste cose non le vedrà. Almeno adesso sa che ci sono.

    Poi Cagliari, poche ore e la prima volta di Raffaele in Sardegna. Dal porto si sale: prima il quartiere Marina, le stradine strette e i negozietti, poi il Bastione di San Remy, simbolo della città, "fondamentalmente una facciata con una scalinata" che però va salita tutta fino alla terrazza, e sopra ancora il quartiere Castello con la vista su tutto il porto. Alle dieci e mezza del mattino, con 35 gradi: "alla prima scalinata dici 'ok, la faccio'. La seconda, 'la faccio'. Dopo la terza, quarta scalinata, dici 'Aspetta, un'altra scalinata? Fermi tutti, mi fermo qui'". Una cosa da sapere prima di partire: con problemi di mobilità o con bambini molto piccoli è faticoso, perché i due quartieri principali sono in salita. Ne nasce anche una discussione con Matteo — Napoli o Cagliari, chi sale di più? — che Matteo perde con eleganza: a Napoli ci sono le funicolari, e dal porto si arriva in piano fino a via Toledo. Il pomeriggio è tutto spiaggia: una navetta di dieci minuti e si è al Poetto, otto chilometri con la Sella del Diavolo alle spalle, dietro le saline e dietro ancora lo Stagno di Molentargius, dove i fenicotteri stanno tutto l'anno. Tornato a casa, la nostalgia si cura con una Ichnusa e il pane guttiau — pane carasau condito con sale e olio — "come diciamo a Napoli: la morte sua". Perché in Sardegna è tutto così diverso? Perché la storia è un'altra: i Fenici, poi i romani, poi Pisa — rivale della Repubblica di Genova di settimana scorsa — e per secoli la Corona d'Aragona, cioè la Spagna. Sul sardo ci vorrebbe un altro podcast: "una serie di 20 puntate speciali, saranno anche più di 20, eh?".

    Il finale nasce da un equivoco. Raffaele dice che Cagliari gli "ha dato il La", Matteo fa finta di sentire due articoli e poi una nota — "perché hai fatto il cattivo" — e invece è una nota musicale. In italiano le note si chiamano do, re, mi, fa, sol, la, si, mentre in inglese sono lettere (qui il solfeggio); su come funzioni esattamente in Inghilterra Matteo si ferma a metà frase e dice che deve chiedere a Katie. Dare il La vuol dire far cominciare tutto, e viene dall'accordatura prima del concerto: serve una nota uguale per tutti, la dà il primo violino o l'oboe, e oggi quel La sta a 440 hertz (diapason). Non è sempre stato così: le orchestre, quelle italiane soprattutto, alzavano il La per avere un suono più brillante — "in Italia si fa sempre a gara" — finché i cantanti lirici non hanno detto basta e gli enti internazionali di normazione hanno messo tutti d'accordo. Nell'aftershow: saline e lettere musicali.

    Trascrizione

    Raffaele: [0:24] Matteo, tutto bene?

    Matteo: [0:26] Tutto bene.

    Raffaele: [0:27] No, perché non so tu, ma io sentivo questa sigla iniziale che per me all'improvviso andava lenta, lenta, lenta e poi veloce, veloce, veloce.

    Matteo: [0:40] E molto probabilmente perché sono qui a Dronfield e questa volta a lavorare siamo in quattro. E internet qui, poiché giustamente alla madre di Katie non interessa la velocità, perché che se ne deve fare... è un internet abbastanza, come dire, di una certa età.

    ...

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