Cina e Stati Uniti si stanno giocando una delle partite geopolitiche più importanti del secolo, e il vero campo di battaglia è l’America Latina. Mentre l’attenzione dei media resta altrove, nel continente si muovono miliardi di dollari, infrastrutture strategiche, porti, ferrovie, reti energetiche e risorse decisive come il litio.
Negli ultimi vent’anni la Cina ha moltiplicato il proprio peso economico nella regione, passando da poche decine di miliardi a oltre 500 miliardi di dollari di scambi commerciali, diventando il principale partner di molte economie sudamericane. Non solo commercio: Pechino ha costruito porti, linee elettriche, corridoi logistici e accordi sulle materie prime, creando una presenza strutturale difficile da rimuovere.
Gli Stati Uniti rispondono rispolverando una dottrina antica, nata nel 1823 con James Monroe, e trasformata oggi in una versione molto più aggressiva. La cosiddetta Donroe Doctrine punta a riaffermare il controllo americano sull’emisfero occidentale attraverso dazi, sanzioni, pressioni politiche e, in alcuni casi, interventi diretti.
Il nodo centrale è il litio del triangolo Bolivia-Argentina-Cile, che concentra circa il 60% delle riserve mondiali ed è fondamentale per la transizione energetica, l’industria dei veicoli elettrici e la tecnologia globale. Senza l’accesso a queste risorse, né Washington né Pechino possono sostenere i propri modelli industriali.
Paesi come Argentina, Brasile, Panama, Bolivia e Messico si trovano costretti a scegliere tra dollaro e yuan, mentre l’America Latina rischia di diventare il nuovo terreno di scontro di una guerra economica di lungo periodo. Una competizione che non si combatte con carri armati, ma con infrastrutture, flussi finanziari e controllo delle risorse.
La domanda che resta aperta è se questa strategia americana riuscirà davvero a contenere l’espansione cinese o se, al contrario, accelererà la perdita di influenza degli Stati Uniti nel loro stesso cortile di casa.
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